La solidarietà in Movimento. Il secondo incontro della Rete Caracas ChiAma ospite dei centri sociali napoletani.

di Geraldina Colotti per CaracasChiAma

 

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Qualcosa si sta muovendo anche in Italia. La rivoluzione socialista bolivariana non è più una faccenda da addetti ai lavori, magari da guardare di sbieco. Qualcosa si sta muovendo: almeno in certe aree dei movimenti e della sinistra di alternativa, che iniziano a cogliere il vento nuovo proveniente dall’America latina. Certo, il disastro prodotto dalla fine del grande Novecento è di proporzioni immani. L’assenza di un pensiero forte in grado di guidare la ripresa del conflitto in una prospettiva di trasformazione radicale è pesante. La presenza di vecchi e nuovi pompieri, pronti a soffocare qualche promettente fiammella, resta ingombrante. L’incapacità di unificare strati sociali e soggetti frammentati è palese. Altrettanto evidente è l’incapacità di contrastare l’egemonia dei vincitori attingendo alla fucina del socialismo e ai suoi strumenti. Dall’Europa non c’è da aspettarsi una sponda forte in tempi brevi: non nel senso di un progetto antagonista al capitalismo come quello che ha sparigliato le carte del sistema negli anni ’70. Quel mondo non c’è più. Oltre a pompieri, poliziotti, complici o rifarditi, resta solo qualche ex rivoluzionario attempato a predicare al deserto di memoria e di pratiche incisive.

Eppure, qualcosa si sta muovendo.

Vogliamo partire da tre fatti non certo giganteschi, ma significanti.

In primo luogo, il convegno sull’Alba come modello per l’Europa. Un incontro organizzato dal movimento 5 Stelle in collaborazione con alcune realtà della sinistra di alternativa che, a differenza dei 5S, guardano al tema in una prospettiva marxista e lo considerano uno strumento di contrasto alla crisi sistemica del capitalismo. Un convegno che ha lasciato tracce, benché sia stato silenziato dai grandi media e abbia registrato la totale assenza di quelle aree della sinistra moderata che siedono sui banchi del parlamento e che si dicono critiche rispetto al partito di governo (il Partito democratico)

Vorremmo poi segnalare il secondo incontro di Caracas chiAma, la rete di sostegno alla rivoluzione socialista bolivariana, che si è tenuto a Napoli. Tre giorni di dibattito e conferenze, articolati intorno a tavoli tematici sui nodi del conflitto: dal lavoro, alla questione di genere, al potere e alla rappresentanza, a un nuovo internazionalismo. Punti e suggestioni che provengono dal “laboratorio” venezuelano in cui si sperimenta un felice incontro tra “vecchio” e “nuovo” e una dialettica feconda tra i vari filoni di pensiero che hanno attraversato la storia del Novecento. Grande partecipazione e anche la possibilità di constatare che il “modello bolivariano” è fonte di ispirazione fra alcuni sindaci più vicini alla democrazia partecipativa, com’è quello di Napoli, Luigi de Magistris.

L’iniziativa è stata organizzata e promossa da tre centri sociali occupati e autogestiti, che hanno dialogato, a partire da pratiche diverse, proprio raccogliendo lo stimolo proveniente dal Venezuela. All’ex Asilo Filangieri hanno parlato soprattutto le rappresentanze diplomatiche e istituzionali, spiegando il lungo cammino percorso dal Venezuela chavista. Alla Mensa occupata si sono articolati i tavoli tematici, introdotti da un’efficace relazione dell’ambasciatore. All’ex Opg occupato – un antico manicomio criminale poi chiuso e dismesso – si è svolta la giornata conclusiva. Non venivano forse considerati pazzi Bolivar e poi Chavez? Non sono forse considerati pazzi tutti i precursori, i rivoluzionari, che sfidano le armi del sistema e le sue convenzioni?napo1

La terza iniziativa è stata ralizzata domenica 19, giornata mondiale della solidarietà al Venezuela. In tanti si sono dati appuntamento a Montesacro, davanti al monumento di Bolivar, dov’è avvenuto lo storico giuramento del Libertador. Nel 2005, venendo in visita in Italia, Chavez vi ha tenuto un indimenticabile discorso e ha incontrato le organizzazioni popolari. Domenica, tutti gli interventi hanno evidenziato l’importanza del modello bolivariano per la ripresa del socialismo: un’alternativa all’oppressione e alla barbarie, non solo in America latina, ma in tutti gli angoli del pianeta. Un incontro partecipato e non rituale, anche frutto di una “diplomazia dal basso” poco convenzionale praticata dalle rappresentanze del Venezuela.

Qualcosa si muove anche in Italia, dicevamo. Ma in quale direzione? Cosa ci serve del laboratorio chavista e bolivariano? Il Venezuela è “una minaccia inusuale e straordinaria”, ha detto Obama spiegando il decreto che rende esecutive le sanzioni contro il governo Maduro. Un’affermazione ridicola, certo, come ha sottolineato la presidente argentina Cristina Kirchner durante il VII vertice delle Americhe a Panama. Il discorso della borghesia, però, riflette in modo capovolto la verità del socialismo e le sue ragioni. L’esempio del Venezuela è senz’altro una minaccia per gli interessi del capitalismo. Una minaccia “inusuale”, certo: perché Chavez è andato al potere scompaginando il teatrino asfittico dei giochi istituzionali. Perché quelli che non avevano mai contato niente hanno improvvisamente conquistato il centro della scena. Perché dal socialismo demonizzato è nata una nuova leva di rivoluzionari, meno dogmatici ma più incisivi. Una minaccia straordinaria, ha ragione Obama: perché in soli 15 anni, nel solco di Cuba e dei suoi grandi ideali, ha riconfigurato un continente e ha proiettato la sua aura benefica fino al centro del capitalismo. Una minaccia straordinaria perché, coniugando in modo originale le urne e la piazza, l’autodifesa dei quartieri e l’unione civico-militare ha prodotto una nuova alchimia tra conflitto e consenso che si alimenta della prospettiva rivoluzionaria e la alimenta. La partita che sta giocando il Venezuela è quella di demolire l’impalcatura del vecchio stato borghese, facendogli crescere all’interno un nuovo seme: quello delle comuni, dell’autogestione, di una nuova dialettica tra mutualismo e centralizzazione.

Una dinamica estranea a una sinistra che ha fatto mercato della storia, del conflitto e di quella “anomalia” che ne faceva un unicum potenzialmente gravido di nuove prospettive. Una “sinistra” che vota l’appello contro il Venezuela, promosso dal peggio delle destre latinoamericane, ma considera una minaccia l’esistenza del presidente operaio, Nicolas Maduro.

Eppure, qualcosa si muove. Anche nel cuore decomposto di questa vecchia Europa.

EncuentroCaracasChiama

Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana: Napoli risponde! Dichiarazione di Napoli della Rete “Caracas ChiAma”!

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Si è tenuto a Napoli, nei giorni 10, 11 e 12 Aprile 2015, il Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Socialista Bolivariana, convocato dalla rete italiana di solidarietà “Caracas ChiAma”. L’incontro si è svolto in un momento storico molto delicato per il Venezuela Bolivariano, oggi più che mai sotto la costante minaccia dell’imperialismo statunitense, che vede nel socialismo del XXI secolo la più grande minaccia ai propri interessi e al proprio disegno di dominio mondiale.

L’incontro condanna nella maniera più ferma e categorica l’emanazione del decreto della Casa Bianca nel quale il Venezuela è definito una “minaccia” alla sicurezza nazionale USA e condanna altresì le provocazioni ordite dall’imperialismo, nell’ambito della VII Cumbre de las Americas, Panama 2015, contro le delegazioni rivoluzionarie cubana e venezuelana.

Il Venezuela non è una minaccia, ma una speranza. Il Venezuela oggi mantiene aperta una prospettiva e ridefinisce un orizzonte, fondato su una forte rimessa in questione dei rapporti di proprietà e sul capovolgimento della subalternità economica alle grandi istituzioni internazionali.

Ci uniamo alla campagna internazionale “Il Venezuela non è una minaccia. Siamo una speranza.
#ObamaDerogaElDecretoYa”.

L’incontro ha rappresentato concretamente una manifestazione di solidarietà di ritorno, perché ha testimoniato che il modo migliore di appoggiare e di sostenere il decisivo processo rivoluzionario in Venezuela è quello di approfondire, sviluppare e costruire un processo rivoluzionario, orientato al socialismo, anche nel nostro Paese.

L’incontro ha visto la rilevante partecipazione di reti, organizzazioni sociali e culturali, associazioni, partiti, collettivi e comitati, ospitati da alcune tra le realtà che, in questo momento, a Napoli, ma non solo, rappresentano nella pratica la possibilità di costruire un mondo migliore, una alternativa di società e di sistema, che superi l’alienazione e combatta lo sfruttamento in tutte le sue forme: in particolare, l’ex Asilo Filangieri, la Mensa Occupata, l’ex OPG “Je so’ pazzo” e GAlleЯi@rt.

I temi centrali intorno ai quali si è sviluppato il nostro confronto e la nostra elaborazione sono:

  1. la minaccia dell’imperialismo
  2. il potere popolare e la rappresentanza
  3. la guerra economica e la disinformazione imperialista
  4. i nuovi modelli di integrazione regionale
  5. la formazione politica e ideologica e i diritti del lavoro
  6. questione di genere e questione di classe, le identità sessuali come scelta e non come destino
  7. giovani, sport e tempo libero
  8. eco-socialismo come alternativa sistemica al capitalismo e alle sue guerre

Integrando la riflessione e le proposte sviluppate dai singoli tavoli di lavoro, l’incontro italiano di solidarietà, continua la sua battaglia affinché:

  1. cessino le azioni ostili del governo USA contro il Venezuela
  2. si deroghi il decreto che dichiara il Venezuela una “minaccia”
  3. vengano sospese le ingiuriose sanzioni contro i funzionari venezuelani
  4. si ponga fine immediatamente al blocco economico, commerciale e finanziario e alle continue provocazioni contro Cuba socialista
  5. si chiudano tutte le basi militari USA e NATO in America Latina e nel mondo, nonché il vergognoso lager di Guantánamo e tutte le “Guantánamo” presenti in Italia
  6. si realizzi l’indipendenza di Puerto Rico
  7. sia fatta luce e giustizia per i Nostri compagni e compagne studenti “normalistas” di Ayotzinapa,
  8. si concretizzi l’immediata cessazione delle guerre e delle ingerenze imperialiste ovunque nel mondo.

La rete di solidarietà si impegna a:

  • consolidare ed estendere in tutte le città la rete di solidarietà con la rivoluzione bolivariana,
  • sviluppare e approfondire la relazione con i Paesi ed i popoli dell’ALBA – TCP,
  • combattere, tempestivamente ed efficacemente, la guerra mediatica e psicologica contro la rivoluzione bolivariana e a sostegno dei processi di emancipazione e pace con giustizia sociale.

“¡Todo 11 tiene su 13!”, dicevano i compagni e le compagne venezuelani dopo aver sconfitto il colpo di stato dell’11 aprile 2002.

Questo incontro rende omaggio al potere e alla partecipazione popolare, al protagonismo delle masse, all’unione civico-militare quale pilastro fondamentale della rivoluzione bolivariana, che nel 2002 ha sconfitto il golpe delle oligarchie venezuelane al soldo dell’imperialismo yankee e ha ri-installato al potere, con la mobilitazione delle masse, il presidente costituzionale Hugo Rafael Chávez Frías.

Oggi come ieri il potere e la mobilitazione popolare, di tutti i popoli lavoratori in lotta per il socialismo, sapranno respingere le trame reazionarie della borghesia e i tentativi di golpe foraggiati dall’imperialismo.

Da questo momento è aperta la convocazione del Terzo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana per il quale si è proposta Ravenna per Ottobre 2015.

Napoli, 12 aprile 2015

Rete di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana
“Caracas ChiAma” – Italia

Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana – Aggiornamento

«Siamo tornati, e siamo milioni»

Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana

dal 10 al 12 Aprile 2015 Napoli

cropped-bannerencuentrocaracaschiama21.jpg¡Todo 11 tiene su 13!

 

VENEZUELA SOCIALISTA SE RESPETA!

CONTRA LAS INGERENCIAS IMPERIALISTAS EN TIERRAS BOLIVARIANAS

La Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana «Caracas ChiAma», in un momento storico molto delicato per il Venezuela, invita a condannare fermamente le ingerenze imperialiste nordamericane e a manifestare pieno sostegno alla Rivoluzione, partecipando al Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, che si terrà a Napoli dal 10 al 12 di aprile 2015.

L’evento, una vera e propria festa popolare e di solidarietà, segue il Primo Incontro Italiano, tenutosi il 29 giugno del 2014 in quel di Roma, dove associazioni, organizzazioni, comunità di migranti, movimenti sociali e politici, diedero vita alla Rete di Solidarietà al fine di

contrastare la feroce e costante aggressione politica, economica, sociale e mediatica contro
il Venezuela Bolivariano e Socialista.

Nel corso delle giornate dedicate alla patria di Chávez e Bolívar, varie saranno le questioni da affrontare, tra le quali:

  • MINACCIA DELL’IMPERIALISMO
  • POTERE POPOLARE E RAPPRESENTANZA
  • GUERRA ECONOMICA E DISINFORMAZIONE IMPERIALISTA
  • RUOLO DELLA STORIA NEL PRESENTE
  • NUOVI MODELLI DI INTEGRAZIONE REGIONALE

Il Venezuela Bolivariano è costantemente minacciato perché incarna, insieme ai popoli antimperialisti, lo spirito della Resistenza. Perché pilastro dell’integrazione regionale (dall’ALBA al MERCOSUR) su basi solidali. Vogliono far girare indietro le lancette della Storia perché il Venezuela mostra ai popoli del mondo che c’è vita oltre il neoliberismo e l’austerità. Così assistiamo al fenomeno della ‘solidarietà di ritorno’: la Rivoluzione Bolivariana che sbarca in Europa attraverso l’avanzata, dalla Grecia alla Spagna, di alternative popolari che si ispirano alle idee di solidarietà, complementarietà e amicizia tra i popoli, non a caso, proprie dei movimenti bolivariani in America Latina. Un’opportunità da cogliere anche nella, por ahora, serva Italia sotto il tallone della Banca Centrale Europea, della NATO e degli USA.

Sostenere la Rivoluzione Bolivariana, significa realizzare il sogno del Comandante Chávez per il Venezuela e per il mondo.

Tutte le forze solidali con la Rivoluzione Bolivariana sono invitate a partecipare, da protagoniste, al Secondo Incontro!
Caracas ChiAma!
Napoli risponde!

Sono stati individuati:

  1. Tre filoni principali di discussione
    1.1 La minaccia dell’imperialismo
    1.2 Potere Popolare e Rappresentanza
    1.3 Il ruolo della Storia nel Presente
  2. Cinque tematiche
    2.1 Formazione teorica (Apporto del pensiero gramsciano nei processi rivoluzionari)
    2.2 Lavoro (Esperienza delle fabricas recuperadas e control obrero)
    2.3 Questioni di Genere ed ‘insorgenza sessuodiversa’ (Protagonismo femminile nei processi rivoluzionari)
    2.4 Giovani e Sport (gioventù rivoluzionaria e calcio popolare e antifascista, boxe…)
    2.5 Nuovi Processi di Integrazione Regionale ed “Eco-socialismo” a Garanzia della Pace

 

EncuentroCaracasChiama

PROGRAMMA

    • 10 Aprile 2015 venerdì
      Presso “L’Asilo” (via Giuseppe Maffei,4) – Esposizione e mostra fotografica – “Donne, Resistenze e Rivoluzioni”*

      • Ore 15,00 Iscrizioni e ricevimento
      • Ore 17,00 Momento di Benvenuto della Rete “Caracas ChiAma”. Siamo tutti invitati a partecipare e saranno graditi i saluti dell’Ambasciatore Julián Isaís Rodríguez Díaz e del Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris.
      • Ore 19,00 Presentazione mostra Donne, Resistenze e Rivoluzioni con la ex.ministra Ana Elisa Osorio: “Uno sguardo latinoamericano, femminista e rivoluzionario”.
      • Ore 20,00 buffet + musica

 

    • 11 Aprile 2015 sabato
      Presso la Mensa Occupata (Università Federico II – Via Mezzocannone, 14) – Mostra fotografica “Mano Sucia de la Chevron”**
      … continuano le iscrizioni

      • Ore 9,00 – Conferenza Magistrale “La situazione attuale in Venezuela nel contesto della minaccia imperialista” dell’Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, Julián Isaís Rodríguez Díaz.
      • Ore 10,30 – 12,30 Tavoli di Lavoro:
        a. Organizzazione della Rete Caracas “ChiAma”
        b. Comunicazione e controinformazione (Guerra economica, psicologica e mediatica)
      • Ore 13,00 – 14,00 Pranzo di solidarietà con la Mensa Occupata (5,00 euro a sottoscrizione)
      • Ore 14,30 -18,30 Tavoli Tematici:
        Giovani, tempo libero e Sport popolare
        Protagonismo femminile e “insorgenza sessuodiversa”
        Formazione e Lavoro: intellettuale organico, egemonia gramsciana e control obrero
        Nuovi Processi di Integrazione Regionale ed “Eco-socialismo” a Garanzia della Pace
      • Ore 20,00 Aperitivo Bolivariano
      • Ore 22,00 Concerto “Cantos de los Pueblos”

 

  • 12 Aprile 2015 Domenica
    Presso l’ex OPG “Je So’ Pazzo!”(Fortezza di Sant’Eframo in via Imbriani) mostra fotografica “Cuba que Linda es Cuba” ***

    • Ore 10,00 Momento Conclusivo con la partecipazione della JPSUV e della Console Amarilis Gutiérrez Graffe.
      Presentazione Documento conclusivo “Dichiarazione di Napoli” verso il Terzo Incontro Nazionale (annuncio sede Terzo Incontro).
    • Ore 12,30 Saluti di chiusura ai partecipanti e invito agli eventi territoriali del 13 Aprile, giornata della Dignità del Contragolpe Popular.

 ¡Todo 11 tiene su 13!

Complementarmente al programma delle attività qui sopra proposte presso la Mensa Occupata – Mezzocannone 14 e “L’Asilo” Filangieri, sono previste, oltre agli eventi di approssimazione realizzati (27F, 8M, Coppa “Hugo Chávez”…), tre mostre fotografiche (“Donne, Resistenze e Rivoluzioni”, “Mano Sucia de la Chevron”, “Cuba que linda es Cuba”) da tenersi a:

  • Mensa Occupata – Mezzocannone 14
  • “L’Asilo” – Vico Giuseppe Maffei, 4
  • Ex-OPG “Je So’ Pazzo!” – Fortezza di Sant’Eframo in via Imbriani

Si ringazia altresì per la collaborazione:

  • “GAlleЯi@rt – Galleria Principe di Napoli – Piazza Museo Nazionale, 1-11
  • Villa Medusa – Via Pozzuoli, 110
  • Ex Schipa Occupata (Sportello Campagna Magnammece ‘o Pesone!) Via Salvator Rosa 195
  • Associazione “Ruskie Polie”
  • ALBAinformazione – ANROS Italia
  • ALBAssociazione
  • Le associazioni, le palestre, i gruppi e i collettivi dello Sport Antifascista e Popolare.

Si prevede la possibilità di collegamenti, in videoconferenza, internazionali durante i giorni 11 e 12 Aprile (Venezuela, Stato Spagnolo, Inghilterra, Etiopia… nell’ottica dell’internazionalizzazione dell’evento).

Per contatti e info su programma, eventi, logistica ed ospitalità:

  • Ciro Brescia +39 333 50 30 697
  • Indira Pineda +39 320 70 23 712

Riempi il modulo di pre-iscrizione per partecipare all’evento

 

maggiori informazioni su:

 

caracasChiama

 

Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana

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«Siamo tornati, e siamo milioni»

Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana

dal 10 al 12 Aprile 2015 Napoli

¡Todo 11 tiene su 13!

VENEZUELA SOCIALISTA SE RESPETA!

La Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana «Caracas ChiAma», in un momento storico molto delicato per il Venezuela, invita a condannare fermamente le ingerenze imperialiste nordamericane e a manifestare pieno sostegno alla Rivoluzione, partecipando al
II° Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, che si terrà a Napoli dal 10 al 12 di aprile 2015.

L’evento, una vera e propria festa popolare e di solidarietà, segue il Primo Incontro Italiano, tenutosi il 29 giugno del 2014 in quel di Roma, dove associazioni, organizzazioni, comunità di migranti, movimenti sociali e politici, diedero vita alla Rete di Solidarietà al fine di contrastare la feroce e costante aggressione politica, economica, sociale e mediatica contro il Venezuela Bolivariano e Socialista.

Nel corso delle giornate dedicate alla patria di Chávez e Bolívar, varie saranno le tematiche da affrontare, tra le quali:

  • POTERE POPOLARE E RAPPRESENTANZA
  • GUERRA ECONOMICA E DISINFORMAZIONE IMPERIALISTA
  • RUOLO DELLA STORIA NEL PRESENTE
  • NUOVI MODELLI DI INTEGRAZIONE REGIONALE

Il Venezuela Bolivariano è costantemente minacciato perché incarna, insieme ai popoli antimperialisti, lo spirito della Resistenza. Perché pilastro dell’integrazione regionale (dall’ALBA al MERCOSUR) su basi solidali. Tentano di far girare indietro le lancette della Storia perché il Venezuela mostra ai popoli del mondo che c’è vita oltre il neoliberismo e l’austerità. Così assistiamo al fenomeno della ‘solidarietà di ritorno’: la Rivoluzione Bolivariana che sbarca in Europa attraverso l’avanzata, dalla Grecia alla Spagna, di alternative popolari che si ispirano alle idee di solidarietà, complementarietà e amicizia tra i popoli, non a caso, proprie dei movimenti bolivariani in America Latina. Un’opportunità da cogliere anche nella, por ahora, serva Italia sotto il tallone della Banca Centrale Europea, della NATO e degli USA.

Sostenere la Rivoluzione Bolivariana, significa realizzare il sogno del Comandante Chávez per il Venezuela e per il mondo.

Tutte le forze solidali con la Rivoluzione Bolivariana sono invitate a partecipare, da protagonisti, al Secondo Incontro!

Caracas ChiAma!
Napoli risponde!

 

Sono stati individuati:
1. Due filoni principali di discussione
1.1 Potere Popolare e Rappresentanza
1.2 Il ruolo della Storia nel Presente
2. Due tavoli di lavoro
2.1 Organizzazione della Rete Caracas “ChiAma”
2.2 Comunicazione e controinformazione (Guerra economica, psicologica e mediatica)
3. Cinque tematiche
3.1 Formazione teorica (Apporto del pensiero gramsciano nei processi rivoluzionari)
3.2 Lavoro (Esperienza delle fabricas recuperadas e control obrero)
3.3 Questioni di Genere (Protagonismo femminile nei processi rivoluzionari)
3.4 Giovani e Sport (gioventù rivoluzionaria e calcio popolare e antifascista, boxe…)
3.5 Nuovi Processi di Integrazione Regionale ed “Eco-socialismo” a Garanzia della Pace

 

PROGRAMMA

 

  • 10 Aprile 2015 venerdì
    Ore 15,00 Iscrizioni e ricevimento
    Ore 17,00 Assemblea di Benvenuto
    Ore 19,00 Inaugurazione mostra “Donne e Resistenza”
    Ore 20,00 Cena latinoamericana + musica
  • 11 Aprile 2015 sabato
    Ore 9,30 -12,30 Tavoli di Lavoro (Organizzazione e Comunicazione)
    Ore 13,00 – 14,00 Pranzo
    Ore 14,30 -17,30 Tavoli Tematici
  1. Formazione (14,30-16,00)
  2. Lavoro (16,00-17,30)
  3. Nuovi Processi di Integrazione Regionale ed “Eco-socialismo” a Garanzia della Pace (14,30-16,00)
  4. Giovani, tempo libero e Sport (16,00-17,30)

Ore 17,30 – 20,00 “Libera Uscita”
Ore 20,00 Aperitivo Bolivariano
Ore 22,00 Concerto “Cantos de los Pueblos”

  • 12 Aprile 2015 Domenica
    Ore 10,00 Assemblea Conclusiva – Presentazione Documento conclusivo “Dichiarazione di Napoli” verso il Terzo Incontro Nazionale 2016 (annuncio sede Terzo Incontro).
    Ore 12,30 Saluti di chiusura ai partecipanti e invito agli eventi territoriali del 13 Aprile, giornata della Dignità del Contragolpe Popular:

 

¡Todo 11 tiene su 13!

 

Complementarmente al programma delle attività qui sopra proposte presso la Mensa Occupata – Mezzocannone 14, sono previsti, oltre agli eventi di approssimazione (27F, 8M, Coppa “Hugo Chávez”…), tre mostre fotografiche (“Donne e Rivoluzione”, “Mano Sucia de la Chevron”, “Cuba que linda es Cuba”) da tenersi a:

  • Mensa Occupata – Via Mezzocannone, 14, Napoli
  • “L’Asilo” Filangeri – Vico Giuseppe Maffei, 4, Napoli
  • Galleriart – Galleria Principe di Napoli

Si prevede la possibilità di collegamenti, in videoconferenza, internazionali durante i giorni 11 e 12 Aprile (Venezuela, Stato Spagnolo, Inghilterra, Etiopia… nell’ottica dell’internazionalizzazione dell’evento).

Per contatti e info su programma, eventi, logistica ed ospitalità:

Ciro Brescia: +39 333 50 30 697
Indira Pineda: +39 320 70 23 712

Per contribuire alle spese organizzative dell’incontro:

IBAN IT: 59 S 02008 03435 000101541691 – Associazione ALBA
BIC/SWIFT UniCredit: UNCRITMM
Causale: “Donazione per Incontro di Solidarietà Aprile 2015”

EncuentroCaracasChiama

Non lasciamo sola la speranza venezuelana.

di Geraldina Colotti per CaracasChiAma

107156-mdGli Stati uniti hanno minacciato sanzioni alla Germania. Per gli oltre 350 fermi dei manifestanti che hanno protestato contro la Bce nei giorni scorsi? Non scherziamo: secondo quanto ha dichiarato il vice-cancelliere tedesco, le sanzioni Usa al potente alleato europeo sarebbero arrivate in caso il governo tedesco avesse dato asilo all’ex consulente Cia Edward Snowden, che ha divulgato il grosso scandalo del Datagate, e che poi ha trovato rifugio in Russia. Com’è noto, Snowden ha fatto conoscere l’estensione planetaria dello spionaggio Usa, il cui intreccio economico-politico va ben oltre la sempiterna retorica sulla “lotta al terrorismo” che giustifica le aggressioni neocoloniali. Tanto che la minaccia è stata quella di interrompere le relazioni tra servizi segreti proprio sul tema della sicurezza: per ritorsione, gli Stati uniti non avrebbero più avvertito la Germania di eventuali attentati in arrivo nel loro paese… Una bella lezione di moralità da parte di un governo che impone sanzioni al Venezuela bolivariano in nome della “difesa dei diritti umani”.

In America Latina – ha rivelato Snowden -, gli Usa hanno molti punti di intercettazione clandestina e basi militari sotto copertura, pronti a tessere le proprie trame nei punti considerati a rischio per i propri interessi. In barba alla tanto sbandierata difesa della privacy. Le parole dell’ambasciatore statunitense all’Osa, secondo il quale il suo paese non complotta contro il governo bolivariano, lasciano quindi il tempo che trovano. E ha ragione il governo Maduro a moltiplicare gli appelli alla solidarietà internazionale per far capire al Nordamerica che “non può passare”.

Lo scandalo del Datagate ha mostrato che le agenzie per la sicurezza Usa hanno spiato la presidente brasiliana Dilma Rousseff, e anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, tanto per non farci dimenticare che, se si tratta del portafoglio, gli amici non contano. Soprattutto, gli spioni nordamericani hanno messo il naso (e le zampe) negli interessi petroliferi brasiliani e osservato da vicino quelli del Venezuela bolivariano. Con quel livello di pervasività e di controllo delle informazioni, difficile escludere la messa a segno di colpi bassi nel mercato finanziario e nei corsi del petrolio, attualmente in forte calo. Una situazione che ha penalizzato un paese ancora troppo dipendente dai proventi del petrolio, come il Venezuela e che si trova al centro di una rete di erogazione solidale ai paesi dell’America latina e dei Caraibi. Difficile dar torto ai presidenti progressisti dell’America latina che, dal Brasile all’Argentina, al Venezuela, dal Nicaragua, alla Bolivia, all’Ecuador, denunciano un attacco concentrico dei poteri forti.

Lo schema utilizzato è sempre lo stesso: quello di innestare le cosiddette “rivoluzioni colorate” contro i governi antipatici aguarimberos_con_traje_de_bano Washington, modulate a seconda della storia e dei problemi esistenti nello scacchiere mondiale e nei diversi paesi. Il tono d’avvio, è sempre dato da qualche gruppo di “pacifici studenti” modello Otpor nella ex Jugoslavia, ben finanziato e ben amplificato dalla propaganda internazionale attraverso le reti sociali. Anche la genericità dei temi è un modulo ricorrente: si protesta contro “la corruzione, il regime, per la libertà di stampa, la liberazione dei prigioni politici, e via discorrendo”.

E così, in Venezuela, i golpisti diventano improvvisamente campioni di democrazia, mentre in Messico, o in Spagna o in Germania, chi protesta per chiedere “pane, lavoro, un tetto e dignità” può essere manganellato e imprigionato in nome di quella stessa democrazia (borghese).

E così, anche in Brasile, sarebbero stati due sconosciuti “gruppi di studenti di classe media” a lanciare in internet la poderosa manifestazione contro il governo Rousseff che si è vista di recente, e che ha costituito una vera e propria prova di forza delle destre brasiliane.

Un ricatto incombente soprattutto sulle forze dell’alternativa, obbligate nei momenti di emergenza a silenziare la critica al moderatismo e agli errori di chi li governa per evitare un “rimedio” ben peggiore del male. E parliamo principalmente dell’involuzione e delle pecche del PT in Brasile, che già hanno vita lunga. Non a caso, movimenti e sinistra hanno dato a Rousseff un voto sotto condizione, aspettandosi passi avanti significativi.

Ma anche le destre e i loro padrini a Washington intendono condizionare con ben altri sistemi le politiche della nuova America latina: per accerchiare o depotenziare quei paesi, come il Venezuela, che più hanno rimesso in questione i rapporti di proprietà capitalistici.

Le prese di posizione del vicepresidente uruguayano Raul Sendic, molto morbide nei confronti di Washington nel giudicare l’attacco al Venezuela, non lasciano ben sperare sul governo di Tabaré Vazquez, succeduto a Mujica. E se nella Unasur non ci fossero Ecuador e Bolivia a controllare la solidarietà col Venezuela, il controllo passerebbe all’indirizzo prevalente di Vazquez (presidente pro-tempore) e a quello del segretario generale, il colombiano Ernesto Samper, il cui paese – insieme al Perù e al Cile – appartiene all’asse portante della neoliberista Alleanza del Pacifico a guida Usa (altro caposaldo, il Messico).

La partita che si gioca in Venezuela è determinante, sia sul piano concreto che su quello simbolico e sul piano dei rapporti continentali. Così com’è determinante la tenuta di Cuba e la sua ferma intenzione di non cedere ai ricatti del “disgelo” con gli Usa, consegnando “la testa” del Venezuela.

L’imperialismo ce la sta mettendo tutta per volgere a suo vantaggio la situazione in tutti e tre i piani: sul piano economico, sul piano simbolico e su quello delle relazioni internazionali. Quella che si è vista l’anno scorso, è stata la rivolta dei ricchi, non di chi protesta per chiedere “pane, lavoro, un tetto e dignità”. Le code che si vedono a Caracas non sono quelle dei poveri alla Caritas in Italia, in Spagna, in Grecia, che fanno fatica a sopravvivere. Nonostante la guerra economica contro il governo Maduro, la gente in coda ha di che comprare le merci che arrivano, e anche in modo compulsivo. Nonostante la crescita dell’inflazione, i salari e le pensioni, in Venezuela, sono aumentati, e la povertà estrema è diminuita: segno che il governo non ha messo al centro gli interessi del “mercato”, ma quello dei meno favoriti. Eppure la propaganda mediatica presenta le cose esattamente al contrario.

“Siamo una speranza, siamo il governo della strada, l’America latina del XXI secolo sarà lo scenario di grandi trasformazioni”, ha detto Nicolas Maduro. E tuttavia, a fronte di una congiuntura economica poco favorevole, la pressione sul Venezuela bolivariano sarà tanto più pesante quanto più prevarrà un indirizzo moderato nelle alleanze regionali dell’America latina. Il discorso vale anche per la politica interna del Venezuela. Le destre dicono che l’attacco di Obama fa il gioco del chavismo, perché ricompatta l’unità interna. Ma è davvero così? Il richiamo al nazionalismo e alla difesa della patria, amplificati dopo le ritorsioni Usa e il pericolo di un’aggressione militare, comportano anche dei rischi: essere solo “patrioti” e non socialisti a 16 anni dall’inizio del “proceso”, non è un ritorno indietro? Quanti opportunisti possono saltare sul carro per poi debilitare la rivoluzione dall’interno? E che dire di quei funzionari che hanno portato all’estero finanze sottratte al bene pubblico? Fuori e dentro il Psuv – che per fortuna sta mostrando grandi segni di rinnovamento – le denunce di carenze e inadempienze che provengono dalla parte più cosciente del socialismo bolivariano devono trovare una sponda e senza prestare il fianco alla destra. Altrimenti, si fa il gioco di quelli che vorrebbero proporre la cosiddetta “terza via” (moderata) per raccogliere i voti dei delusi o degli indecisi. Il socialismo non ha come obiettivo quello di rimpinguare le tasche dei nuovi ricchi.
Anche se indossano una camicia rossa.

 

La comunità cristiana americana contro la Casa Bianca

Traduzione di Lorenzo Mastropasqua.

5 teologi e attivisti dei diritti umani scrivono a Obama riguardo la questione venezuelana.

Gli ambienti religiosi spesso sono fondamentali nel determinare la politica di un paese, in questo testo si coagulano le opinioni di 5 importanti personalità del mondo religioso americano (sia latino che statunitense) che si scagliano apertamente contro l’ordine esecutivo della Casa Bianca di classificare il Venezuela come minaccia per la sicurezza nazionale.

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1° foto: Miguel D’escoto prete cattolico(Maryknoll) ex cancelliere del Nicaragua, ex presidente dell’Assemblea generale dell’Onu. 2°foto: Ramsey clark avvocato e ex procuratore generale degli Stati Uniti. 3° foto: Pedro Casàldaliga Vescovo di Altava(Brasile) poeta e teologo della liberazione 4° foto: Leonardo Boff(Brasile) prete francescano insegnante filosofo e teologo della liberazione 5° foto: Thomas Gumbleton Vescovo cattolico di Detroit e attivista dei diritti umani.

Caro presidente Obama,

ti salutiamo come un fratello, discepolo di Gesù, con tutto l’amore e il rispetto che ti dobbiamo, come del resto in conformità ai nostri voti, dobbiamo a tutti, compresi quelli che con noi si comportano da nemici.

Cosa ti è successo, caro fratello? Cosa ne è stato dell’intrepido e luminoso Obama che, nel 2008 attraverso la sua campagna presidenziale, ha parlato del cambiamento, di un VERO cambiamento che contemplasse l’adesione del popolo? Tu hai ridato la speranza a milioni di persone, non solo negli Stati uniti ma ovunque nel mondo, a noi compresi. Ci ricordiamo dei tanti sondaggi fatti a persone afroamericane, molte delle quali non erano favorevoli alla tua elezione, non perché non ti amassero o perché non erano d’accordo con i valori che difendevi. Loro ti amavano troppo. Temevano la tua morte per mano del sistema industrial-militare e finanziario, che si sarebbe sicuramente attivato se tu avessi avuto il coraggio di affrontarlo con la tua visione e la tua promessa di riportare gli Stati uniti nella comunità «umana».

Sicuramente saprai che gli Stati uniti da sono sempre il paese più odiato nella storia del mondo, per la loro arroganza e la loro ossessione nazionalista e diabolica, di dominazione planetaria. Contrariamente ad alcuni tuoi predecessori come Ronald Reagan e George W. Bush, che non si sono certo distinti per la loro intelligenza, tu sei senza dubbio una persona dotata di spiccate facoltà intellettive. Di più, hai manifestato un attaccamento a dei valori morali ed etici profondamente ancorati nella tua coscienza ed un’adesione ai valori di Gesù, che  di fatto sono i valori di tutti i grandi leader spirituali di ogni religione del mondo. Quello che ci spinge, caro fratello, a scriverti questa lettera, è il vergognoso decreto esecutivo di «urgenza nazionale» che hai adottato il 9 marzo 2015 dichiarando che «la situazione in Venezuela rappresenta una minaccia inabituale e straordinaria per la sicurezza nazionale e la politica estera degli U.S.A».

Visto come ti sei comportato, non possiamo non pensare alla decisione presa da Reagan, ormai  trent’anni fa, di appoggiare le Contras nella guerra contro il Nicaragua Sandinista negli anni ’80. Questa decisione, che consideriamo vergognosa ed estremamente ipocrita, è anche una violazione flagrante del diritto internazionale: trattandosi di una minaccia dell’uso della forza contro il Venezuela e allo stesso tempo un’ incitamento ai tuoi scagnozzi venezuelani di continuare gli sforzi per destabilizzare il paese.

Dovresti sapere, caro fratello, che in America Latina esiste un sentimento crescente d’unità e solidarietà che attraversa tutta la regione. Nello stesso tempo, rigettiamo il tuo arrogante ordine esecutivo interventista, e ti auguriamo di voltarti verso Gesù, la fratellanza e la solidarietà; abbandonando una volta per tutte i demoni della cupidigia, della guerra e della dominazione planetaria.

Continueremo a pregare per te e per i tuoi cari.
Il tuo paese è il nostro mondo.

  • Miguel d’Escoto Brockmann, Prete Maryknoll, Nicaragua
  • Pedro Casaldaliga, Vescovo, Brasile
  • Ramsey Clark, Stati uniti
  • Leonardo Boff, Brasile
  • Thomas Gumbleton, Vescovo, Stati uniti

Fonte: https://venezuelainfos.wordpress.com/2015/03/15/6924/

Comunicato della Rete di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana contro il tentativo di golpe e in appoggio al presidente Nicolás Maduro Moros

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Comunicato.

Respingiamo con decisione gli attacchi dell’imperialismo e delle destre alla Rivoluzione socialista bolivariana.

Rivolgiamo un forte abbraccio solidale ai compagni e alle compagne di Telesur, obiettivo costante della violenza eversiva

Esprimiamo il nostro più fermo appoggio al popolo venezuelano e al suo governo “di strada” diretto dal presidente, Nicolás Maduro.

Si rassegnino, le forze del capitale, le classi popolari venezuelane hanno scontato sulla propria pelle i costi delle loro ricette, hanno inciso nella memoria il piombo della loro “democrazia”, i volti delle vittime del Caracazo e quelli del golpe contro Hugo Chávez, nel 2002.

Ogni giorno, il popolo venezuelano manifesta al grido di: ¡NO VOLVERAN!

Dalla solidarietà internazionale, massima vigilanza contro i piani eversivi e la guerra mediatica contro il socialismo. Da Caracas a Roma, dall’Avana, a La Paz, a Quito, lo stesso grido: ¡NO VOLVERAN!

Dall’Italia la nostra solidarietà con la rivoluzione socialista bolivariana si fa ogni giorno più forte!

14 febbraio 2015

Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana

“Caracas ChiAma” – caracaschiama.noblogs.org