L’ Educazione: un successo Venezuelano!

Uno dei simboli di maggior successo della Rivoluzione Bolivariana è l’Educazione: sono stati diversi i riconoscimenti che l’Unesco ha elargito alla Repubblica Bolivariana del Venezuela in questi 14 anni, durante i quali il Presidente Chávez lavorò per effettuare cambiamenti profondi e radicali all’ interno della struttura sociale venezuelana. La Rivoluzione Bolivariana è un Processo imageschavezdi rottura progressiva verso tutte le tradizioni educative antecedenti. L’ aspetto fondamentale che emerge è che la Rivoluzione ereditò un Sistema Educativo neo-liberale caratterizzato dall’estrema esclusione nel quale un bambino o bambina, nascendo, avevano già 95% di probabilità di non poter entrare all’Università (privilegio delle famiglie più ricche), l’ 82% di probabilità di non avere il Diploma, il 62% di non arrivare al terzo anno di scuola media, il 38% di non terminare la scuola primaria , nonostante la legge sull’ Educazione garantiva gratuità ed obbligatorietà tra 1° grado e il terzo anno. Bambini e bambine prima dei 6 o 7 anni non avevano diritto all’educazione e non esisteva una Politica di Stato Pre-scolare. La rottura con questo sistema barbaramente escludente cominciò con la Costituente Educativa all’ interno del Processo Costituente Nazionale con il quale cominciò la Rivoluzione. Nacque così il Progetto Educativo Nazionale PEN ed all’ interno il Progetto Pedagogico Nazionale PPN si cominciò a strutturare il Nuovo Sistema di Educazione Bolivariano SEB, concepito come Continuo Umano CH (concetto legato all’ educazione permanente e continua) necessario per rompere gli schemi amministrativi e frammentari che imposero al Venezuela tanta esclusione sociale. Coloro che chi si rifiutano di comprendere quello che il Presidente Chavez tentò di sovvertire in profondità (ma che più della metà del paese comprese) per realizzare opposizione ad oltranza provocarono per il flagello BODI, Burocratismo, Opportunismo e Dispersione. Flagello che, nonostante abbia colpito anche la Rivoluzione, resta importante perché influì nel processo di strutturazione progressiva del SEB-CH, seguendo la concezione del Curriculum di Processo (con cui si intende l’ iter formativo del discende in base ai valori e principi bolivariani) che ebbe molto successo. Questo flagello che chiarì Lenin durante la Rivoluzione Russa ed il Che Guevara durante la Rivoluzione Cubana, i Venezuelani lo spiegano con il termine “Contra Continuo por Dentro” per la Rivoluzione Bolivariana. Le scuole Primarie, durante il processo Rivoluzionario, registrarono da subito un maggiore afflusso, mantenuto costante. Mentre le altre due: la scuola Media Inferiore e la Media Superiore, aumentarono parallelamente il numero di iscritti, tendendo a proiettandosi nel futuro. Questa tendenza nasce sviluppandosi in una Costituente Educativa che creò gradualmente la Escuelas Bolivarianas EB, Simoncitos, Liceos Bolivarianos LB, le Scuole Tecniche Robinsoniane ETR e l’Università Bolivariana . L’indice di crescita oscillò tra il 91,9% e il 92,9% al termine del 2003. L’esperienza ed apprendistato che lasciò la Prima Tappa della Rivoluzione, mette in evidenza l’urgente priorità nella Formazione Docente. Il dibattito permise un lavoro unito del MECD e Mese col Gabinetto per il Programma di Formazione di Educativo PNFE . Gli avanzamenti raggiunti con le Missioni Educativo Robinson, Ribas, Sucre, Girino Care (Sottosistema di Inclusione del SEB), la prassi nella realtà dell’implementazione rivoluzionaria dell’Educazione come Continuo Umano (Simoncito), Scuola Bolivariana, Liceo Bolivariano, Scuola Tecnica Robinsoniana, Università Bolivariana, Villaggi Universitari, missioni per la promozione dell’ interculturalità e dell’ Afro-discendenza, diedero adito ad una revisione dei PNFE delle Università vicine al Ministero di Partecipazione Popolare per l’Educazione; vi fu una “Nuova Tappa”, i Valori e i Principi Socialisti cominciarono ad essere il loro alimento fondamentale. La dinamica della formazione docente nelle Università pubbliche furono molto lente, ma non fu così per le Missione Sucre, i Villaggi Universitari, UBV UNERSR ed UNEFA dove fu più accelerato il PNFE. L’Educazione comparata per docenti portò alla nascita del VAE, il Vice-ministero dei Temi Educativi (responsabile del SEB-CH) che diressero dibattiti internazionali comparando le varie esperienze sopranazionali sulla formazione del corpo docente; si invitarono testimonial da tutta l’ America Latina e dalla Francia. Nella fase rivoluzionaria che avanzò dal 2000 al 2012 nacque il SEB-CH e le Missioni come Sistemi Inclusivi. La Rivoluzione poté lavorare attraverso i Nuclei di Sviluppo Endogeno e territoriale, fissando il tutto con le Missioni Sociali, innovazione che creò il superamento della povertà fino a ridurne l’estrema del 40% al 6% e la povertà generale del 60% al 20% . Nella geopolitica dei paesi che conformano il continente Sud-americano, i mandatari nazionali bolivariani stabilirono che le politiche pubbliche siano indirizzate all’attenzione sociale, ridisegnando i modelli di pianificazione, i progetti o le strategie, basate su una prosperità tangibile, con l’obbiettivo di ottimizzare le condizioni di vita, che riflettano i cambiamenti nel benessere collettivo e di un individuo che diventa coscienza di queste trasformazioni. L’ Opera più classica di filosofia politica che è la Repubblica di Platone, mette a fuoco il senso della giustizia e si interroga sul ruolo dello stato e dell’individuo. Nella sua concezione di Stato ideale la Repubblica configura la stratificazione delle classi sociali in tre categorie di individui: gli uomini che sviluppavano ogni tipo di commercio (gli artigiani), i militari che offrono sicurezza, una dirigenza politica composta da filosofi, uomini completamente disinteressati, una sorta di sapienti-asceti che rinunciano al superfluo e che intravedono nella politica una sorta di vocazione morale e spirituale. La società della Repubblica Platonica realizza ogni genere di attività, avendo come forza l’educazione e lo sport: la direzione nella quale l’educazione di un uomo lo avvia, determinerà la sua vita futura . Secondo Platone l’uomo è un essere sociale, non isolato, che lotta per conservare il suo ambiente e lo Stato ha il compito di equilibrare le virtù particolari. Perciò Platone progetta la struttura della sua Repubblica ideale in tre classi: filosofi, guerrieri ed artigiani. La sua opera è stata un lascito nella storia politica, un lascito a cui il Bolivarismo si è ispirato: Nessun uomo riuscirà a salvarsi qualora vorrà opporsi lealmente a voi o al popolo e impedire che nella sua patria avvengano ingiustizie e illegalità . La “democrazia” nella concezione bolivariana è lo spazio del confronto politico. La Cultura Venezuelana è stata soggetta ad anni di soffocamento ed alienazione straniera ma, attraverso le “missioni-culturali”, sono stati riscattati i valori che identificano le tradizionali-radici venezuelane. La creazione del Ministero della Gioventù stimola i bambini e i giovani alla partecipazione di iniziative artistiche e culturali, come la promozione della lettura, corsi di teatro, spettacoli di burattini, reading letterari, il recupero di storie locali e tutto quello che porta ad una sana partecipazione familiare e comunitaria. Le Nazioni Unite e l’Unesco, affermano che in America Latina il Venezuela sta al secondo posto in quanto a partecipazione e qualità universitaria, subito dopo Cuba . L’investimento annuale venezuelano è di 23 milioni di bolivar, creando quattro istituti universitari di tecnologia, sei università politecniche e dieci università bolivariane. Si è creato un Programma Nazionali di Formazione in aree strategiche, come la Missione Sucre e l’educazione universitaria si è municipalizzata. L’ obbiettivo della Missione Sucre è potenziare la sinergia istituzionale e la partecipazione comunitaria, per garantire l’accesso all’educazione universitaria a tutti i diplomati, coniugare una visione di giustizia sociale con carattere strategico dell’educazione superiore per lo sviluppo umano integrale sostenibile. La Missione Sucre promuove la sovranità nazionale e la costruzione di una società democratica e partecipativa, per la quale è indispensabile garantire la partecipazione della società tutta, anche dei soggetti che ne sono stati tradizionalmente esclusi (nativi, afro-discendenti, cittadini dei fondi e delle periferie).

FONTI:

http://web.unitn.it/files/quad44.pdf
http://www.fundaaldeas.org
http://www.altd.it/2012/10/15/america-latina-modello-sconfiggere-poverta/
http://www.oei.es/quipu/venezuela/Esc_Tec_Robinsonianas.pdf
http://www.cerpe.org.ve/tl_files/Cerpe/contenido/documentos/Actualidad%20Educativa/Curriculo%20Liceos%20Bolivarianos%20-%20MPPE%202007.pdf

http://lainfo.es/it/2015/03/03/la-costante-riduzione-della-poverta-estrema-in-venezuela/
http://digilander.libero.it/gotika/platone1.html
http://www.ousia.it/content/Sezioni/Testi/PlatoneApologia.pdf
http://unesdoc.unesco.org/images/0015/001599/159982S.pdf
http://www.misionsucre.gov.ve/chavez-portada1-630x283

Venezuela: mille tamburi contro i media, marcia per l’anniversario dell’abolizione della schiavitù

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In Brasile, un militante del movimento dei contadini senza terra che firma la petizione; insieme ad altri mille manifestava la sua solidarietà.

Traduzione di Lorenzo Mastropasqua

Raramente un presidente statunitense ha coagulato una tale unanimità contro di lui.

Dopo l’Unasur che rappresenta 12 governi sudamericani, la Celac che raggruppa i 33 stati dell’America latina e dei caraibi, l’Alba, PetroCarive, i 134 membri del G77 + la Cina.. Insomma tutto il sud del pianeta ha rigettato il decreto di Obama perchè «viola il diritto internazionale, la sovranità e l’indipendenza politica del Venezuela».

In tutto il mondo, dei movimenti sociali sostengono l’appello che, in Venezuela ha già raccolto 5 milioni di firme.

 

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In Ecuador, il presidente Rafael Correa si unisce alla campagna.

 

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Firmatari dell’appello in Nicaragua.

 

Parallelemente a questa mobilitazione nazionale, sembra che il lavoro sottotraccia intrapreso dal governo Maduro per contrastare la guerra economica incomici a dare i suoi frutti. Uno studio intrapreso dal privato Hinterkaces (realizzato dal 14 al 18 marzo su una base di 1200 interviste effettuate su tutto il territorio) rivela che il 65% della popolazione si dice «ottimista», ben 4 punti in più rispetto a gennaio 2015, contro i 34% di «pessimisti (38% a gennaio).

IL 24 marzo scorso abbiamo festeggiato il 161esimo anniversario dell’abolizione della schiavitù, decisa dal presidente Josè Gregorio Monagas, sulla scia dei decreti di Simon Bolivar. Una politica che ha valso a quest’ultimo di essere tacciato dai giornali delle grandi piantagioni schiaviste del sud degli Stati uniti e degli oligarchi latino americani come «Cesare assetato di potere». Ai giorni nostri, è organizzando una «marcia di mille tamburi» che il movimento discendente dagli schiavi africani, ha espresso il suo sdegno rispetto alle campagne mediatiche e al decreto del presidente Obama di classificare il Venezuela come minaccia inabituale e straordinaria per la politica estera degli Stati uniti. David Abello, del «consiglio per lo sviluppo della comunità afroamericana» ha dichiarato: «In questo momento della storia, che ci garantisce la libertà, non permetteremo a nessuno di ricolonizzarci».

tamburi4tamburi5tamburi6tamburi7tamburi8tamburi9tamburi91Foto: AVN (Juan Carlos La Cruz)

 

Fonte:
https://venezuelainfos.wordpress.com/
 

 

Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana – Aggiornamento

«Siamo tornati, e siamo milioni»

Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana

dal 10 al 12 Aprile 2015 Napoli

cropped-bannerencuentrocaracaschiama21.jpg¡Todo 11 tiene su 13!

 

VENEZUELA SOCIALISTA SE RESPETA!

CONTRA LAS INGERENCIAS IMPERIALISTAS EN TIERRAS BOLIVARIANAS

La Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana «Caracas ChiAma», in un momento storico molto delicato per il Venezuela, invita a condannare fermamente le ingerenze imperialiste nordamericane e a manifestare pieno sostegno alla Rivoluzione, partecipando al Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, che si terrà a Napoli dal 10 al 12 di aprile 2015.

L’evento, una vera e propria festa popolare e di solidarietà, segue il Primo Incontro Italiano, tenutosi il 29 giugno del 2014 in quel di Roma, dove associazioni, organizzazioni, comunità di migranti, movimenti sociali e politici, diedero vita alla Rete di Solidarietà al fine di

contrastare la feroce e costante aggressione politica, economica, sociale e mediatica contro
il Venezuela Bolivariano e Socialista.

Nel corso delle giornate dedicate alla patria di Chávez e Bolívar, varie saranno le questioni da affrontare, tra le quali:

  • MINACCIA DELL’IMPERIALISMO
  • POTERE POPOLARE E RAPPRESENTANZA
  • GUERRA ECONOMICA E DISINFORMAZIONE IMPERIALISTA
  • RUOLO DELLA STORIA NEL PRESENTE
  • NUOVI MODELLI DI INTEGRAZIONE REGIONALE

Il Venezuela Bolivariano è costantemente minacciato perché incarna, insieme ai popoli antimperialisti, lo spirito della Resistenza. Perché pilastro dell’integrazione regionale (dall’ALBA al MERCOSUR) su basi solidali. Vogliono far girare indietro le lancette della Storia perché il Venezuela mostra ai popoli del mondo che c’è vita oltre il neoliberismo e l’austerità. Così assistiamo al fenomeno della ‘solidarietà di ritorno’: la Rivoluzione Bolivariana che sbarca in Europa attraverso l’avanzata, dalla Grecia alla Spagna, di alternative popolari che si ispirano alle idee di solidarietà, complementarietà e amicizia tra i popoli, non a caso, proprie dei movimenti bolivariani in America Latina. Un’opportunità da cogliere anche nella, por ahora, serva Italia sotto il tallone della Banca Centrale Europea, della NATO e degli USA.

Sostenere la Rivoluzione Bolivariana, significa realizzare il sogno del Comandante Chávez per il Venezuela e per il mondo.

Tutte le forze solidali con la Rivoluzione Bolivariana sono invitate a partecipare, da protagoniste, al Secondo Incontro!
Caracas ChiAma!
Napoli risponde!

Sono stati individuati:

  1. Tre filoni principali di discussione
    1.1 La minaccia dell’imperialismo
    1.2 Potere Popolare e Rappresentanza
    1.3 Il ruolo della Storia nel Presente
  2. Cinque tematiche
    2.1 Formazione teorica (Apporto del pensiero gramsciano nei processi rivoluzionari)
    2.2 Lavoro (Esperienza delle fabricas recuperadas e control obrero)
    2.3 Questioni di Genere ed ‘insorgenza sessuodiversa’ (Protagonismo femminile nei processi rivoluzionari)
    2.4 Giovani e Sport (gioventù rivoluzionaria e calcio popolare e antifascista, boxe…)
    2.5 Nuovi Processi di Integrazione Regionale ed “Eco-socialismo” a Garanzia della Pace

 

EncuentroCaracasChiama

PROGRAMMA

    • 10 Aprile 2015 venerdì
      Presso “L’Asilo” (via Giuseppe Maffei,4) – Esposizione e mostra fotografica – “Donne, Resistenze e Rivoluzioni”*

      • Ore 15,00 Iscrizioni e ricevimento
      • Ore 17,00 Momento di Benvenuto della Rete “Caracas ChiAma”. Siamo tutti invitati a partecipare e saranno graditi i saluti dell’Ambasciatore Julián Isaís Rodríguez Díaz e del Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris.
      • Ore 19,00 Presentazione mostra Donne, Resistenze e Rivoluzioni con la ex.ministra Ana Elisa Osorio: “Uno sguardo latinoamericano, femminista e rivoluzionario”.
      • Ore 20,00 buffet + musica

 

    • 11 Aprile 2015 sabato
      Presso la Mensa Occupata (Università Federico II – Via Mezzocannone, 14) – Mostra fotografica “Mano Sucia de la Chevron”**
      … continuano le iscrizioni

      • Ore 9,00 – Conferenza Magistrale “La situazione attuale in Venezuela nel contesto della minaccia imperialista” dell’Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, Julián Isaís Rodríguez Díaz.
      • Ore 10,30 – 12,30 Tavoli di Lavoro:
        a. Organizzazione della Rete Caracas “ChiAma”
        b. Comunicazione e controinformazione (Guerra economica, psicologica e mediatica)
      • Ore 13,00 – 14,00 Pranzo di solidarietà con la Mensa Occupata (5,00 euro a sottoscrizione)
      • Ore 14,30 -18,30 Tavoli Tematici:
        Giovani, tempo libero e Sport popolare
        Protagonismo femminile e “insorgenza sessuodiversa”
        Formazione e Lavoro: intellettuale organico, egemonia gramsciana e control obrero
        Nuovi Processi di Integrazione Regionale ed “Eco-socialismo” a Garanzia della Pace
      • Ore 20,00 Aperitivo Bolivariano
      • Ore 22,00 Concerto “Cantos de los Pueblos”

 

  • 12 Aprile 2015 Domenica
    Presso l’ex OPG “Je So’ Pazzo!”(Fortezza di Sant’Eframo in via Imbriani) mostra fotografica “Cuba que Linda es Cuba” ***

    • Ore 10,00 Momento Conclusivo con la partecipazione della JPSUV e della Console Amarilis Gutiérrez Graffe.
      Presentazione Documento conclusivo “Dichiarazione di Napoli” verso il Terzo Incontro Nazionale (annuncio sede Terzo Incontro).
    • Ore 12,30 Saluti di chiusura ai partecipanti e invito agli eventi territoriali del 13 Aprile, giornata della Dignità del Contragolpe Popular.

 ¡Todo 11 tiene su 13!

Complementarmente al programma delle attività qui sopra proposte presso la Mensa Occupata – Mezzocannone 14 e “L’Asilo” Filangieri, sono previste, oltre agli eventi di approssimazione realizzati (27F, 8M, Coppa “Hugo Chávez”…), tre mostre fotografiche (“Donne, Resistenze e Rivoluzioni”, “Mano Sucia de la Chevron”, “Cuba que linda es Cuba”) da tenersi a:

  • Mensa Occupata – Mezzocannone 14
  • “L’Asilo” – Vico Giuseppe Maffei, 4
  • Ex-OPG “Je So’ Pazzo!” – Fortezza di Sant’Eframo in via Imbriani

Si ringazia altresì per la collaborazione:

  • “GAlleЯi@rt – Galleria Principe di Napoli – Piazza Museo Nazionale, 1-11
  • Villa Medusa – Via Pozzuoli, 110
  • Ex Schipa Occupata (Sportello Campagna Magnammece ‘o Pesone!) Via Salvator Rosa 195
  • Associazione “Ruskie Polie”
  • ALBAinformazione – ANROS Italia
  • ALBAssociazione
  • Le associazioni, le palestre, i gruppi e i collettivi dello Sport Antifascista e Popolare.

Si prevede la possibilità di collegamenti, in videoconferenza, internazionali durante i giorni 11 e 12 Aprile (Venezuela, Stato Spagnolo, Inghilterra, Etiopia… nell’ottica dell’internazionalizzazione dell’evento).

Per contatti e info su programma, eventi, logistica ed ospitalità:

  • Ciro Brescia +39 333 50 30 697
  • Indira Pineda +39 320 70 23 712

Riempi il modulo di pre-iscrizione per partecipare all’evento

 

maggiori informazioni su:

 

caracasChiama

 

Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana

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«Siamo tornati, e siamo milioni»

Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana

dal 10 al 12 Aprile 2015 Napoli

¡Todo 11 tiene su 13!

VENEZUELA SOCIALISTA SE RESPETA!

La Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana «Caracas ChiAma», in un momento storico molto delicato per il Venezuela, invita a condannare fermamente le ingerenze imperialiste nordamericane e a manifestare pieno sostegno alla Rivoluzione, partecipando al
II° Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, che si terrà a Napoli dal 10 al 12 di aprile 2015.

L’evento, una vera e propria festa popolare e di solidarietà, segue il Primo Incontro Italiano, tenutosi il 29 giugno del 2014 in quel di Roma, dove associazioni, organizzazioni, comunità di migranti, movimenti sociali e politici, diedero vita alla Rete di Solidarietà al fine di contrastare la feroce e costante aggressione politica, economica, sociale e mediatica contro il Venezuela Bolivariano e Socialista.

Nel corso delle giornate dedicate alla patria di Chávez e Bolívar, varie saranno le tematiche da affrontare, tra le quali:

  • POTERE POPOLARE E RAPPRESENTANZA
  • GUERRA ECONOMICA E DISINFORMAZIONE IMPERIALISTA
  • RUOLO DELLA STORIA NEL PRESENTE
  • NUOVI MODELLI DI INTEGRAZIONE REGIONALE

Il Venezuela Bolivariano è costantemente minacciato perché incarna, insieme ai popoli antimperialisti, lo spirito della Resistenza. Perché pilastro dell’integrazione regionale (dall’ALBA al MERCOSUR) su basi solidali. Tentano di far girare indietro le lancette della Storia perché il Venezuela mostra ai popoli del mondo che c’è vita oltre il neoliberismo e l’austerità. Così assistiamo al fenomeno della ‘solidarietà di ritorno’: la Rivoluzione Bolivariana che sbarca in Europa attraverso l’avanzata, dalla Grecia alla Spagna, di alternative popolari che si ispirano alle idee di solidarietà, complementarietà e amicizia tra i popoli, non a caso, proprie dei movimenti bolivariani in America Latina. Un’opportunità da cogliere anche nella, por ahora, serva Italia sotto il tallone della Banca Centrale Europea, della NATO e degli USA.

Sostenere la Rivoluzione Bolivariana, significa realizzare il sogno del Comandante Chávez per il Venezuela e per il mondo.

Tutte le forze solidali con la Rivoluzione Bolivariana sono invitate a partecipare, da protagonisti, al Secondo Incontro!

Caracas ChiAma!
Napoli risponde!

 

Sono stati individuati:
1. Due filoni principali di discussione
1.1 Potere Popolare e Rappresentanza
1.2 Il ruolo della Storia nel Presente
2. Due tavoli di lavoro
2.1 Organizzazione della Rete Caracas “ChiAma”
2.2 Comunicazione e controinformazione (Guerra economica, psicologica e mediatica)
3. Cinque tematiche
3.1 Formazione teorica (Apporto del pensiero gramsciano nei processi rivoluzionari)
3.2 Lavoro (Esperienza delle fabricas recuperadas e control obrero)
3.3 Questioni di Genere (Protagonismo femminile nei processi rivoluzionari)
3.4 Giovani e Sport (gioventù rivoluzionaria e calcio popolare e antifascista, boxe…)
3.5 Nuovi Processi di Integrazione Regionale ed “Eco-socialismo” a Garanzia della Pace

 

PROGRAMMA

 

  • 10 Aprile 2015 venerdì
    Ore 15,00 Iscrizioni e ricevimento
    Ore 17,00 Assemblea di Benvenuto
    Ore 19,00 Inaugurazione mostra “Donne e Resistenza”
    Ore 20,00 Cena latinoamericana + musica
  • 11 Aprile 2015 sabato
    Ore 9,30 -12,30 Tavoli di Lavoro (Organizzazione e Comunicazione)
    Ore 13,00 – 14,00 Pranzo
    Ore 14,30 -17,30 Tavoli Tematici
  1. Formazione (14,30-16,00)
  2. Lavoro (16,00-17,30)
  3. Nuovi Processi di Integrazione Regionale ed “Eco-socialismo” a Garanzia della Pace (14,30-16,00)
  4. Giovani, tempo libero e Sport (16,00-17,30)

Ore 17,30 – 20,00 “Libera Uscita”
Ore 20,00 Aperitivo Bolivariano
Ore 22,00 Concerto “Cantos de los Pueblos”

  • 12 Aprile 2015 Domenica
    Ore 10,00 Assemblea Conclusiva – Presentazione Documento conclusivo “Dichiarazione di Napoli” verso il Terzo Incontro Nazionale 2016 (annuncio sede Terzo Incontro).
    Ore 12,30 Saluti di chiusura ai partecipanti e invito agli eventi territoriali del 13 Aprile, giornata della Dignità del Contragolpe Popular:

 

¡Todo 11 tiene su 13!

 

Complementarmente al programma delle attività qui sopra proposte presso la Mensa Occupata – Mezzocannone 14, sono previsti, oltre agli eventi di approssimazione (27F, 8M, Coppa “Hugo Chávez”…), tre mostre fotografiche (“Donne e Rivoluzione”, “Mano Sucia de la Chevron”, “Cuba que linda es Cuba”) da tenersi a:

  • Mensa Occupata – Via Mezzocannone, 14, Napoli
  • “L’Asilo” Filangeri – Vico Giuseppe Maffei, 4, Napoli
  • Galleriart – Galleria Principe di Napoli

Si prevede la possibilità di collegamenti, in videoconferenza, internazionali durante i giorni 11 e 12 Aprile (Venezuela, Stato Spagnolo, Inghilterra, Etiopia… nell’ottica dell’internazionalizzazione dell’evento).

Per contatti e info su programma, eventi, logistica ed ospitalità:

Ciro Brescia: +39 333 50 30 697
Indira Pineda: +39 320 70 23 712

Per contribuire alle spese organizzative dell’incontro:

IBAN IT: 59 S 02008 03435 000101541691 – Associazione ALBA
BIC/SWIFT UniCredit: UNCRITMM
Causale: “Donazione per Incontro di Solidarietà Aprile 2015”

EncuentroCaracasChiama

Non lasciamo sola la speranza venezuelana.

di Geraldina Colotti per CaracasChiAma

107156-mdGli Stati uniti hanno minacciato sanzioni alla Germania. Per gli oltre 350 fermi dei manifestanti che hanno protestato contro la Bce nei giorni scorsi? Non scherziamo: secondo quanto ha dichiarato il vice-cancelliere tedesco, le sanzioni Usa al potente alleato europeo sarebbero arrivate in caso il governo tedesco avesse dato asilo all’ex consulente Cia Edward Snowden, che ha divulgato il grosso scandalo del Datagate, e che poi ha trovato rifugio in Russia. Com’è noto, Snowden ha fatto conoscere l’estensione planetaria dello spionaggio Usa, il cui intreccio economico-politico va ben oltre la sempiterna retorica sulla “lotta al terrorismo” che giustifica le aggressioni neocoloniali. Tanto che la minaccia è stata quella di interrompere le relazioni tra servizi segreti proprio sul tema della sicurezza: per ritorsione, gli Stati uniti non avrebbero più avvertito la Germania di eventuali attentati in arrivo nel loro paese… Una bella lezione di moralità da parte di un governo che impone sanzioni al Venezuela bolivariano in nome della “difesa dei diritti umani”.

In America Latina – ha rivelato Snowden -, gli Usa hanno molti punti di intercettazione clandestina e basi militari sotto copertura, pronti a tessere le proprie trame nei punti considerati a rischio per i propri interessi. In barba alla tanto sbandierata difesa della privacy. Le parole dell’ambasciatore statunitense all’Osa, secondo il quale il suo paese non complotta contro il governo bolivariano, lasciano quindi il tempo che trovano. E ha ragione il governo Maduro a moltiplicare gli appelli alla solidarietà internazionale per far capire al Nordamerica che “non può passare”.

Lo scandalo del Datagate ha mostrato che le agenzie per la sicurezza Usa hanno spiato la presidente brasiliana Dilma Rousseff, e anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, tanto per non farci dimenticare che, se si tratta del portafoglio, gli amici non contano. Soprattutto, gli spioni nordamericani hanno messo il naso (e le zampe) negli interessi petroliferi brasiliani e osservato da vicino quelli del Venezuela bolivariano. Con quel livello di pervasività e di controllo delle informazioni, difficile escludere la messa a segno di colpi bassi nel mercato finanziario e nei corsi del petrolio, attualmente in forte calo. Una situazione che ha penalizzato un paese ancora troppo dipendente dai proventi del petrolio, come il Venezuela e che si trova al centro di una rete di erogazione solidale ai paesi dell’America latina e dei Caraibi. Difficile dar torto ai presidenti progressisti dell’America latina che, dal Brasile all’Argentina, al Venezuela, dal Nicaragua, alla Bolivia, all’Ecuador, denunciano un attacco concentrico dei poteri forti.

Lo schema utilizzato è sempre lo stesso: quello di innestare le cosiddette “rivoluzioni colorate” contro i governi antipatici aguarimberos_con_traje_de_bano Washington, modulate a seconda della storia e dei problemi esistenti nello scacchiere mondiale e nei diversi paesi. Il tono d’avvio, è sempre dato da qualche gruppo di “pacifici studenti” modello Otpor nella ex Jugoslavia, ben finanziato e ben amplificato dalla propaganda internazionale attraverso le reti sociali. Anche la genericità dei temi è un modulo ricorrente: si protesta contro “la corruzione, il regime, per la libertà di stampa, la liberazione dei prigioni politici, e via discorrendo”.

E così, in Venezuela, i golpisti diventano improvvisamente campioni di democrazia, mentre in Messico, o in Spagna o in Germania, chi protesta per chiedere “pane, lavoro, un tetto e dignità” può essere manganellato e imprigionato in nome di quella stessa democrazia (borghese).

E così, anche in Brasile, sarebbero stati due sconosciuti “gruppi di studenti di classe media” a lanciare in internet la poderosa manifestazione contro il governo Rousseff che si è vista di recente, e che ha costituito una vera e propria prova di forza delle destre brasiliane.

Un ricatto incombente soprattutto sulle forze dell’alternativa, obbligate nei momenti di emergenza a silenziare la critica al moderatismo e agli errori di chi li governa per evitare un “rimedio” ben peggiore del male. E parliamo principalmente dell’involuzione e delle pecche del PT in Brasile, che già hanno vita lunga. Non a caso, movimenti e sinistra hanno dato a Rousseff un voto sotto condizione, aspettandosi passi avanti significativi.

Ma anche le destre e i loro padrini a Washington intendono condizionare con ben altri sistemi le politiche della nuova America latina: per accerchiare o depotenziare quei paesi, come il Venezuela, che più hanno rimesso in questione i rapporti di proprietà capitalistici.

Le prese di posizione del vicepresidente uruguayano Raul Sendic, molto morbide nei confronti di Washington nel giudicare l’attacco al Venezuela, non lasciano ben sperare sul governo di Tabaré Vazquez, succeduto a Mujica. E se nella Unasur non ci fossero Ecuador e Bolivia a controllare la solidarietà col Venezuela, il controllo passerebbe all’indirizzo prevalente di Vazquez (presidente pro-tempore) e a quello del segretario generale, il colombiano Ernesto Samper, il cui paese – insieme al Perù e al Cile – appartiene all’asse portante della neoliberista Alleanza del Pacifico a guida Usa (altro caposaldo, il Messico).

La partita che si gioca in Venezuela è determinante, sia sul piano concreto che su quello simbolico e sul piano dei rapporti continentali. Così com’è determinante la tenuta di Cuba e la sua ferma intenzione di non cedere ai ricatti del “disgelo” con gli Usa, consegnando “la testa” del Venezuela.

L’imperialismo ce la sta mettendo tutta per volgere a suo vantaggio la situazione in tutti e tre i piani: sul piano economico, sul piano simbolico e su quello delle relazioni internazionali. Quella che si è vista l’anno scorso, è stata la rivolta dei ricchi, non di chi protesta per chiedere “pane, lavoro, un tetto e dignità”. Le code che si vedono a Caracas non sono quelle dei poveri alla Caritas in Italia, in Spagna, in Grecia, che fanno fatica a sopravvivere. Nonostante la guerra economica contro il governo Maduro, la gente in coda ha di che comprare le merci che arrivano, e anche in modo compulsivo. Nonostante la crescita dell’inflazione, i salari e le pensioni, in Venezuela, sono aumentati, e la povertà estrema è diminuita: segno che il governo non ha messo al centro gli interessi del “mercato”, ma quello dei meno favoriti. Eppure la propaganda mediatica presenta le cose esattamente al contrario.

“Siamo una speranza, siamo il governo della strada, l’America latina del XXI secolo sarà lo scenario di grandi trasformazioni”, ha detto Nicolas Maduro. E tuttavia, a fronte di una congiuntura economica poco favorevole, la pressione sul Venezuela bolivariano sarà tanto più pesante quanto più prevarrà un indirizzo moderato nelle alleanze regionali dell’America latina. Il discorso vale anche per la politica interna del Venezuela. Le destre dicono che l’attacco di Obama fa il gioco del chavismo, perché ricompatta l’unità interna. Ma è davvero così? Il richiamo al nazionalismo e alla difesa della patria, amplificati dopo le ritorsioni Usa e il pericolo di un’aggressione militare, comportano anche dei rischi: essere solo “patrioti” e non socialisti a 16 anni dall’inizio del “proceso”, non è un ritorno indietro? Quanti opportunisti possono saltare sul carro per poi debilitare la rivoluzione dall’interno? E che dire di quei funzionari che hanno portato all’estero finanze sottratte al bene pubblico? Fuori e dentro il Psuv – che per fortuna sta mostrando grandi segni di rinnovamento – le denunce di carenze e inadempienze che provengono dalla parte più cosciente del socialismo bolivariano devono trovare una sponda e senza prestare il fianco alla destra. Altrimenti, si fa il gioco di quelli che vorrebbero proporre la cosiddetta “terza via” (moderata) per raccogliere i voti dei delusi o degli indecisi. Il socialismo non ha come obiettivo quello di rimpinguare le tasche dei nuovi ricchi.
Anche se indossano una camicia rossa.

 

Consolidamento del potere cittadino, sanzioni inverse agli Stati uniti: così il Venezuela risponde al tentativo d colpo di Stato.

Articolo originale: Renforcement du pouvoir citoyen et des droits sociaux, sanctions envers les États-Unis : le Venezuela répond à la tentative de coup d’État

di Thierry Deronne. Traduzione di Lorenzo Mastropasqua

Interessante articolo sulle azioni intraprese dal governo venezuelano in seguito ai noti fatti del febbraio scorso, nei momenti di crisi, sia istituzionale sia economica, c’è chi risponde con la repressione chi con i diritti e democraziaMentre nel 1973 dei media occidentali che s’indignavano per il colpo di Stato perpetrato in Chile erano presenti, quelli di oggi scandiscono all’unisono: Presidente del Venezuela, si lasci destituire! É per il suo bene! Rinunciate a difendere la scelta degli elettori! Rinunci alla legge, alla costituzione. Se te arresti un putschista noi denunceremo la repressione in Venezuela! Il bulldozer informativo, già ben rodato per creare il personaggio Chavez, è stato reattivo nel fabbricare il tiranno Maduro che da lontano agita il pugno brutale per schiacciare meglio le folle mentre la voce felpata delle opposizioni di destra o dei portavoce della Casa Bianca, si scandalizzano di tanta violenza.

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Addirittura durante il colpo di stato mancato contro Chavez nel 2002, non si è vista una tale intensità nei bombardamenti mediatici tesi a farci accettare la necessità di un intervento esterno, o di un colpo di Stato senza attendere le elezioni. É senza ombra di dubbio l’errore storico e suicida della sinistra europea: non aver democratizzato la proprietà dei media, aver lasciato il servizio pubblico mimetizzare “l’informazione” dei grandi gruppi privati. Quando arriverà un giornalista di un grande gruppo d’informazione che parli dei 40000 consigli comunali e dei consigli del potere cittadino che apportano la “materia grigia” in numerose decisioni governative in Venezuela?E il Maduro reale? Quello che non oscura gli obiettivi dell’AFP o della Reuters?Giovedi 26 febbraio, durante la creazione del nuovo consiglio delle persone disabili e anziane, ha approvato i finanziamenti per concedere 300 mila pensioni in più, elevando i beneficiari di questo diritto a 3 milioni di cittadine/i. Ha confermato la concessione di 10 000 alloggi sanitari per proteggere meglio le persone anziane. Si è congratulato con i dipendenti per la nuova missione sociale “Casa della Patria” che ha visitato in un solo finesettimana 200 comunità popolari e 25 mila famiglie: “Questo metodo ci permette di arrivare direttamente alle famiglie, evitando le mafie degli intermediari”.

Prima di cominciare sui territori un nuovo ciclo di “governo di strada”, Maduro ha ricordato l’ideale di fondo della sua politica: malgrado la guerra economica e la caduta dei prezzi del petrolio, niente austerità ma l’ampliamento di uno Stato sociale e partecipativo. Come ricorda il sindaco Rodriguez, ci attaccano perché siamo un governo di poveri. Solo nel socialismo le risorse sono amministrate in funzioni di quelli e quelle che hanno bisogno. Durante questa assemblea un documento arriva alle mani di Maduro. Annibale affetto da un’incapacità uditiva, uno dei rappresentanti del nuovo consiglio nazionale prende la parole in lingua dei segni: “Siamo 120 rappresentanti venuti da 24 regioni del paese, abbiamo lavorato insieme su queste proposte. É per questo che ho creato i consigli del governo popolare, per far si che il popolo prenda il potere, che assuma il potere politico e si converta in popolo-presidente ha risposto il presidente Maduro.

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Sabato 28 febbraio durante una mobilitazione popolare contro le ingerenze degli Stati uniti, il presidente a proseguito: il The Wall Street Journal ha scritto recentemente che è venuta l’ora di chiamarmi tiranno, io rispondo: “Sarei un tiranno perché non mi lascio destituire? E se lo lasciassi fare sarei un democratico? Il popolo dovrebbe permettere che si instauri un governo di transizione eliminando la costituzione? Io non lo permetterò e se ci fosse il bisogno mi batterei nelle strade con il nostro popolo e le nostre forze armate. Noi vogliamo costruire la pace, la stabilità la coesistenza, la vita in comune. Che farebbe il presidente Obama se è un colpo di Stato fosse organizzato contro il suo governo? Quelli che agiscono fuori i limiti della costituzioni, quelli che persistono nelle loro attività terroristiche e stecchiste saranno arrestati per essere giudicati; anche se il Wall Street Journal o il New York Times mi chiamano tiranno, non è questione di tirannia è semplicemente la legge.Durante questa marcia che ha percorso le strade di Caracas, Maduro ha firmato un decreto che indennizza le 74 famiglie vittime del Caracazo: nel 1989 dopo due giorni di sommosse popolari in seguito all’applicazione delle misure neo-liberiste pretese dall’FMI, il presidente social-democratico Carlos Andres Prezzar sospese le garanzie costituzionali e inviò l’arma a “ristabilire l’ordine”. In 72 ore tra le 2000 e le 3000 persone furono assassinate.

Maduro ha ricordato che questa stessa austerità feroce fa parte del piano che la destra venezuelana aveva previsto di applicare in caso di successo del colpo di Stato del 12 febbraio scorso. Fino all’elezione di Hugo Chavez, nessun governo aveva accettato di riconoscere le fosse comuni, le sparizioni e le torture. I 74 indennizzi decretati da Maduro si aggiungono ai 596 già accordati ad altre famiglie dal governo bolivariano.Per contro, il presidente ha annunciato 4 misure in risposta sia alle sanzioni imposte dagli Stati-uniti in violazione del diritto internazionale e denunciate dall’insieme dei paesi latino-americani sia alle 168 dichiarazioni ufficiali emesse dall’amministrazione Obama dal 2014 al 2015 contro il governo bolivariano:

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Domenica 1 marzo 2015. Il presidente Maduro rende omaggio alle vittime del massacro del “Caracazo” del 27 Febbraio 1989

– L’accesso al territorio venezuelano è interdetto ai funzionari statunitensi complici di azioni terroristiche e colpevoli di violazioni dei diritti dell’uomo e crimini di guerra. Tra loro l’ex presidente George W.Bush, l’ex vice presidente Dick Cheney, l’ex direttore della CIA George Tenet, notamente legati al massacro di centinaia di migliaia di iracheni sulla base delle menzogne delle “armi di distruzione di massa” e la creazione di centri di tortura( prigioni segrete in Europa, Abu Ghraid, Guantanamo, etc…” E’ interdetto anche il rilascio dei visti ai cittadii americani che hanno violato i diritti umani e hanno bombardato popolazioni civili”. La decisione concerne anche i congressisti d’estrema destra Bob Menendez, Marco Rubio, Ileana Ross-lehtinen e Mario Diaz-Balart, vicini alle reti terroristiche del cubano Posada Carriles che vive attualmente negli Stati-uniti sotto la protezione delle autorità.

-Adeguamento del numero dei funzionari dell’Ambasciata degli Stati-uniti a Caracas.Il governo degli Stati-uniti mantiene più di 100 impiegati mentre solamente 17 funzionari venezuelani sono autorizzati a lavorare a l’Ambasciata venezuelana a Washington. La ministra Delcy Rodriguez a ricordato che la facoltà di chiedere l’equilibrio del numero dei funzionari è disponibile per tutti i governi in virtù della Convenzione di Vienna.

-Reciprocità in materia di visti. I cittadini venezuelani che viaggiano negli Stati-uniti devono pagare per ottenere un visto. Di conseguenza per ristabilire l’ugualità di trattamento, gli statunitensi che visitano il nostro paese dovranno ottenere un visto e pagare ciò che pagano i venezuelani per viaggiare negli stati-uniti.

-”Fine delle riunioni dei funzionari statunitensi per cospirare sul nostro territorio”. I vertici i dell’ambasciata statunitense a Caracas sono stati informati sul fatto che “tutte le riunioni realizzate da essi nel territorio venezuelano dovranno essere notificate e approvate dal governo del Venezuela”.In conformità agli articoli 41 e 42 della Convenzione di Vienna.Maduro ha rivelato:” abbiamo individuato e catturato alcuni statunitensi ingaggiati nelle attività segrete, in particolare di spionaggio, che tentavano di reclutare persone nei villaggi confinanti con la Colombia sotto l’influenza paramilitare.Nello stato di Tachira abbiamo catturato un pilota statunitense di orgine latino-americana, che trasportava documenti molto interessanti. In questo momento ci sta rivelando i fatti”.

In conclusione del suo discorso, Maduro a riaffermato il suo rispetto per il popolo statunitense cosi come per la comunità afro-americana, ispanica e caraibica spesso vittime di violazioni dei diritti umani da parte del proprio governo. Ricordando che queste misure non sono prese contro di loro, ma contro l’elite che continua a erigersi gendarme mondiale e rifiuta di rispettare i principi della sovranità

2015, sussulti e tumulti. Cosa spaventa i poteri forti mondiali?

Di Geraldina Colotti per Caracas ChiAma. 11000526_437590343073103_4428684316399498701_n

“La minaccia del chavismo”. L’etichetta utilizzata da certi media spagnoli per presentare gli articoli contro il partito Podemos racchiude perfettamente il senso del gigantesco attacco dispiegato contro il Venezuela bolivariano. Minaccia per chi, se il Venezuela di Chávez e Maduro non ha mai sganciato droni né inviato truppe d’occupazione?

Basta sostituire “chavismo”con “socialismo” e tutto diventa chiaro: la minaccia per i grandi potentati economici, per gli interessi delle classi dominanti a cui il chavismo ha messo un po’ di museruola. La paura dell’esempio, per quanto diluito e lontano dalla Grande Paura della rivoluzione bolscevica del 1917, che ha fatto tremare la borghesia per settant’anni.

Dall’89 in poi, vecchi e nuovi padroni delle ferriere pensavano di averla fatta finita davvero. E invece no, la minaccia è ricomparsa dall’interno del proprio “cortile di casa”, l’America latina. Addirittura dallo “scombinato” – ma petrolifero – Venezuela, pronto per essere impacchettato e servito secondo il modello Fmi. Una ricetta ampiamente assaggiata dalle classi popolari durante la rivolta del Caracazo del 27 febbraio 1989: circa 3.000 morti per le pallottole di militari e polizia scatenati dal governo di Carlos Andrés Pérez (A.D, centrosinistra).

Per la cronaca, a Caracas allora governava l’attuale sindaco metropolitano Antonio Ledezma, che rispose col piombo al popolo in cerca di pane: “Mano di ferro contro gli incappucciati”, dichiarava ai giornali in nome della democrazia modello Fmi.

Dopo aver complottato contro il governo Chávez nel golpe del 2002 ed essere poi stato amnistiato, Ledezma passa dalla parte degli “incappucciati”, che oggi animano la “rivolta dei ricchi” contro il socialismo. Per i grandi media, diventa così un campione di democrazia, mentre il governo Maduro viene presentato come “un regime” autoritario che viola i diritti umani. A furor di penna e sull’onda di una gigantesca velina di polizia, eversori e golpisti vengono trasportati nell’Empireo delle Vittime Meritevoli, mentre una democrazia votata e confermata per 15 anni e 19 elezioni, viene dipinta come una dittatura allo sbando, incapace di contenere al suo interno gli anticorpi di un’opposizione pacifica.

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Gli U.S.A. contro il nuovo spettro che si aggira per il mondo: il Bolivarismo

hugo chavez _n Dal sito: www.ilsudest.it

Lo sviluppo sociale e politico del bolivarismo è stato da anni bersaglio di un processo di disinformazione globale nonché di “insicurezza informativa”, come spesso ha riportato il lungimirante sociologo-giornalista Ignacio Ramonet (direttore di Le Monde Diplomatique).

Pertanto per comprendere l’intricato e complesso evento storico è opportuno riporre insieme un po’ di pezzi di questo caotico mosaico.

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Un esempio di giornalismo-sociale partecipato: Erika Adriana Mindiola Rubín!

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 Dal Venezuela, articolo tratto da www.ilsudest.it

 

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di MADDALENA CELANO

Nostra intervista da:  www.ilsudest.it

Erika Adriana Mindiola Rubín, è una giovane giornalista radiofonica Venezuelana.

Nasce il 22 di Gennaio del 1980 in una parrocchia popolare di Caracas, Santa Rosalía, dove visse e crebbe durante tutta l’ infanzia. É madre di due figli, Jerverick e Jervin. Si iscrive all’Università Bolivariana del Venezuela nel 2005. Con la creazione dell’Università Bolivariana del Venezuela, si aprirono per la prima volta le porte della cultura a molti giovani bisognosi, analogamente a persone non più giovani ma desiderosi di imparare o aggiornarsi. Si offrì loro finalmente l’ opportunità di studiare. Decide così di intraprendere il Corso di Laurea in Comunicazione Sociale, viene conquistata dal giornalismo che le fornì una visione rivoluzionaria dell’ impegno, ingaggiandosi nella lotta sociale con i suoi concittadini per la promozione della Rivoluzione Bolivariana.

Come nasce il tuo impegno per un giornalismo-sociale responsabile?

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L’ emancipazione della donna creola in Venezuela: il prodotto di alacri lotte e dure battaglie

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di MADDALENA CELANO

Nell’anno 1928, sorge in Venezuela la Società Patriottica delle Donne: la quale offrì appoggio alla gioventù universitaria che protestava ed alzava la voce contro il governo dittatoriale di Juan Vicente Gómez.

Posteriormente, nel 1936, si creò il Raggruppamento Culturale Femminile e, nello stesso anno, si fondò l’Associazione Venezuelana delle Donne: organizzazione che tentò di avanzare con nuove strategie per affrontare l’oppressione militarista e tirannica di quell’epoca. Nel 1937 si acutizzò la persecuzione da parte del regime e, perciò, le donne costituirono la Lega Femminile per la tutela dei detenuti politici. Ugualmente, in quell’anno nacque l’Associazione Cristiana Venezuelana delle Donne Lavoratrici: dimostrando un’altra volta la partecipazione attivista delle donne nei processi di cambiamenti del paese.

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Proiezione del film Venezuelano “AZUL Y NO TAN ROSA”

Siamo lieti di trasmettere l’invito alla proiezione del film venezuelano “Azul y No Tan Rosa” vincitore del premio Goya 2014, che avrà luogo mercoledí 8 ottobre alle ore 22.00, nell’ambito della III edizione  della Mostra di Cinema Iberoamericano SCOPRIR,  in programma a Roma dal 6 al 10 ottobre presso la Casa del Cinema.

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In Venezuela, centinaia di famiglie contadine si riprendono le terre abbandonate

di Cory Fischer-Hoffman per venezuelanalysis.com
Traduzione: Alessandro Perri

Roland Denis e Fresia Ipinza annunciano l'occupazione delle terre da parte della comune "Tierra y Lybertad" nello stato di Guárico (Apporea.org)
Roland Denis e Fresia Ipinza annunciano l’occupazione delle terre da parte della comune “Tierra y Lybertad” nello stato di Guárico (Apporea.org)

Caracas, 29 Settembre 2014 – Lo scorso sabato, centinaia di famiglie contadine si sono riappropriati dei terreni nello stato di Guarico, chiedendo il supporto dell’Instituto Nacional de Tierras (INTI). I sostenitori dell’azione sottolineano la necessità di accelerare il processo di riappropriazione terriera, considerando la guerra economica con cui si sta confrontando il Venezuela.

Un video dichiarante l’acquisizione e la richiesta di appoggio è stato realizzato sabato dal sito indipendente Apporea. Nei video, Roland Denis (intellettuale e ministro della pianificazione nel 2002-2003 – Video) e Fresia Ipinza (già candidata come governatore nello stata di Miranda e assidua collaboratrice del sito – Video) chiedono il sostegno al popolo venezuelano, specialmente alla luce dell’attuale carenza di cibo, alla scarsa produzione agricola del paese a cui fa da contraltare una massiccia importazione dai paesi steri.

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