Gli U.S.A. contro il nuovo spettro che si aggira per il mondo: il Bolivarismo

hugo chavez _n Dal sito: www.ilsudest.it

Lo sviluppo sociale e politico del bolivarismo è stato da anni bersaglio di un processo di disinformazione globale nonché di “insicurezza informativa”, come spesso ha riportato il lungimirante sociologo-giornalista Ignacio Ramonet (direttore di Le Monde Diplomatique).

Pertanto per comprendere l’intricato e complesso evento storico è opportuno riporre insieme un po’ di pezzi di questo caotico mosaico.

La Rivoluzione Bolivariana e il Socialismo del XXI Secolo sono caratterizzati da una sorta di“indigestione teorica” in quanto non sono altro che la fusione di una serie di teorie e suggestioni progressiste e/o rivoluzionarie di diversa natura e ramificazione, dovute ad una moltitudine di concetti e paradigmi (modelli) che la popolazione ha dovuto assimilare in meno di sei anni, tra le quali:
l’ antimperialismo, lo sviluppo endogeno, l’ alfabetizzazione-rurale, i processi di decoloniali, il XXI Secolo, il femminismo, il guevarismo, il marxismo-gramsciano. Considerando che uno studente dispone mediamente di quasi 6 anni per apprendere un solo paradigma scientifico (per esempio l’economia), risulta evidente l’enorme portata dello sforzo richiesto al popolo cubano, venezuelano e Latino Americano (più in generale) nel compito e negli obiettivi d’apprendimento di ognuna di queste pratiche.

Innanzi tutto che cos’è la Rivoluzione Bolivariana?

La Rivoluzione Bolivariana può essere definita come un processo di trasformazione caratterizzato da quattro macrodinamiche:

1)    La rivoluzione antimperialista
2)    La rivoluzione democratica-borghese
3)    La controrivoluzione neoliberale
4)    La pretesa di realizzare una sociètà socialista del XXI Secolo.

Ciascuna di queste dinamiche costituisce un fronte di guerra in cui la Rivoluzione può trionfare o essere sconfitta.

Dopo due improvvisi tentativi di GOLPE (falliti), nel febbraio e nel novembre 1992, e due anni di prigione, il tenente-colonello Hugo Chávez è eletto democraticamente come presidente del Venezuela il 6 di dicembre 1998. Chávez è appoggiato per una coalizione extraparlamentare e da un programma di lotta contro la corruzione e la povertà. Da quando assume la direzione del paese, Hugo Chávez mette in moto un piano di protezione sociale per i più poveri ed emarginati (“Piano Bolivar 2000”), riuscendo a scolarizzare circa 4 milioni di bambini. Appoggiandosi sull’Assemblea nazionale costituente, propone di ratificare una nuova costituzione. Questa viene approvata attraverso un referendum, il 71.2 percento degli elettori, il 15 dicembre 1999 dichiarare di aspirare ad una nuova costituzione. Il paese si trasforma in “Repubblica bolivariana del Venezuela”, il Senato e la Camera fondono in una Assemblea unica, i poteri presidenziali sono rinforzati.

In applicazione a questa nuova costituzione, le elezioni presidenziali, le legislative e le regionali sono convocate. Presentano un programma di “rivoluzione democratica e pacifica”, Hugo Chávez viene rieletto massicciamente per sei anni, rinnovabili solo una volta. Il 30 Luglio 2000, il suo partito, il Movimento per la Quinta Repubblica (MVR), ottiene 98 scanni nell’Assemblea Nazionale su 165 del totale, cosicché 12 presidenze di Stato regionali su 23.

In politica estera, Hugo Chávez sfidò gli Stati Uniti d’ America quando decide di visitare Fidel Castro e concedere tariffe petrolifere “preferenziali” a Cuba (ottobre 2000). Più tardi, visita Saddam Husein e MuhammarGheddafi e chiede l’entrata del Venezuela nel MERCOSUR (zona di libero scambio commerciale tra l’Argentina, Brasile, Paraguay ed Uruguay). Presiede il “Gruppo” dei 77 paesi in via di sviluppo e non-allineati, e denuncia il “neoliberalismo-velenoso”. Qualifica i bombardamenti dei civili in Afghanistan un gesto da “assassini”, provocando la collera di Washington che ri-chiama la sua ambasciatrice da Caracas per una consultazione, il 1° novembre 2001. Soprattutto Hugo Chávez fece resuscitare l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, l’ OPEP, i cui principali fondatori furono giustamente l’Arabia Saudita e il Venezuela nel 1960. Sfruttando le migliori relazioni diplomatiche tra l’Iran e l’Arabia Saudita e contando sull’appoggio del Messico, Chávez riesce a convincere i suoi soci di re-stringere il prezzo del grezzo (petrolio). In 18 mesi il prezzo del petrolio è moltiplicato per tre, provocando il furore degli automobilisti statunitensi ed europei nel Luglio 2000. Quello stesso anno, nel settembre, i dirigenti mondiali dell’OPEP nel loro 40° anniversario si riuniscono a Caracas e si congratulano con Chávez che designa, in quell’occasione, come ministro venezuelano dell’ Energia – Alí Rodríguez -, indicato come nuovo segretario generale dell’organizzazione. Questa fu una situazione che gli Stati Uniti non riuscirono a tollerare, soprattutto quando il Venezuela divenne il suo terzo fornitore energetico. Sul piano economico interno, Hugo Chávez aumentò ugualmente il salario minimo per i disoccupati e potenziò i servizi sanitari ed educativi.

Hugo Chávez fu senza dubbio il capo di Stato più diffamato al mondo. Tanto a Caracas come in Francia ed in altri paesi, ciò testimonia la disperazione degli avversari della rivoluzione bolivariana davanti ad una prospettiva che le inchieste sembrano confermare, di un maggiore successo popolare ed internazionale del Chavismo, un evento politico senza pari.

Un dirigente politico dovrebbe essere stimato per i suoi atti, non per le dicerie veicolate da una stampa sempre più controllata da lobby internazionali. Tutti i candidati fanno promesse per essere scelti: pochi sono quelli che, una volta eletti, agiscono e attuano le promesse fatte. Sin dall’inizio, la promessa elettorale di Chávez fu molto chiara: lavorare a favore dei poveri, cioè, a quel tempo, la maggioranza dei venezuelani. Riuscì in pochi anni a concretizzare pienamente le promesse fatte: aumentò il salario minimo, investì in scuole-primarie e scuole di formazione-professionale, migliorò la sanità pubblica, concesse del microcredito a tutte le famiglie monogenitoriali ed alle donne povere, ri-distribuì terreni incolti e case popolari. Nel giro di pochi anni i diseredati del Venezuela riacquistarono dignità e divennero i più convinti e fedeli sostenitori del Movimento Bolivariano. Per queste ragioni,è il momento di ricordare quello che è veramente in gioco in Venezuela. Il Venezuela è un paese molto ricco, per i favolosi tesori del suo sottosuolo, per la questione degli idrocarburi. Ma quasi tutte queste ricchezze furono accaparrate dalle elite politiche e dalle imprese transnazionali. Fino al 1999, il paese riceveva solo briciole. I governi che si alternavano, democratico-cristiani o sociale-democratici, corrotti e sottomessi ai mercati, privatizzavano indiscriminatamente. Più della metà dei venezuelani viveva sotto la soglia di povertà, il70,8 percento nel 1996.

Chávez fece in modo che la sua volontà politica prevalesse. Addomesticò i mercati, fermò l’offensiva neoliberale e posteriormente, mediante l’implicazione popolare, fece in modo che lo Stato si riappropriasse dei settori strategici dell’economia. Recuperò la sovranità nazionale. E con essa, ha proceduto alla ridistribuzione della ricchezza, in favore dei servizi pubblici e delle persone dimenticate (malati, anziani, disabili, ragazze-madri, disoccupati e contadini impoveriti).

A colpi di politiche sociali, investimento pubblico, nazionalizzazioni, riforma agraria si raggiunse in pochi anni un quasi pieno-impiego, per tutti i cittadini del Venezuela. Fu offerto il salario minimo ai disoccupati. Portò avanti tutti gli imperativi ecologici, l’ accesso all’abitazione, il diritto alla salute, all’educazione, alla pensione… anche Chávez si dedicò alla costruzione di un Stato moderno. Mise in moto un’ambiziosa politica dell’ordinamento del territorio: costruì nuove strade ed autostrade, ferrovie, porti, gasdotti e oleodotti. In materia di politica estera, scommise sull’integrazione latinoamericana e privilegiò gli assi Sud-meridionali, contemporaneamente imponeva agli Stati Uniti una relazione basata sul rispetto reciproco. L’impulso del Venezuela ha scatenato una vera onda di rivoluzioni progressiste in America Latina, trasformando questo continente in un esemplare isolotto di resistenza di sinistra contro le stragi imposte dal neoliberalismo. Tale uragano di cambiamenti ha rovesciato le strutture tradizionali del potere e rifondato una nuova società che fino ad allora era gerarchica, verticale ed elitaria. Questo non poteva fare altro che scatenare l’odio delle classi dominanti, convinte di essere i legittimi padroni

del paese. Sono queste classi borghesi che, con i loro amici protetti da Washington, vengono a finanziare le grandi campagne di diffamazione contro Chávez e Maduro. Ma non si fermano alle campagne di diffamazione: pagano mercenari per nascondere merci in magazzini clandestini, bloccare le autostrade e creare disagi alla vita civile e collettiva. La Iguana TV recentemente ha girato dei video nella più grande catena di supermercati venezuelana (Makro) dove i contrabbandieri svuotano in pochi minuti dagli scaffali degli alimenti tenuti dal governo a prezzi bassi, per poi rivenderli a prezzi maggiorati o esportarli e rivenderli in Colombia. Comunicano tra loro con telefonini per correre quando arriva un prodotto e aggirano i controlli fatti alle casse portando varie persone a fare la fila anche più volte al giorno.
http://laiguana.tv/articulos/4793-bachaqueros-productos-makro-consumismo